La presenza di Riccardo Campa in un sito che si occupa di “Fantastico”, non è casuale. Uno dei temi che più affascinano il filosofo è il rapporto di Reale e Immaginario, indagato nel solco della grande tradizione che dai presocratici, passando per Platone, arriva fino a Poe e ai giorni nostri. L’immaginario (o: l’Inventiva) è in certo senso il “soggettivo” che denota l’esperienza umana e la diversifica da ogni altra. Nello stesso tempo il Reale, che è l’ambito dei fenomeni naturali, storici, sociali, non è dissociabile da questa caratteristica umana, per cui, come ribadisce l’autore, sulla scorta di Platone e Schrödinger, mondo e immagine del mondo sono la stessa cosa, in qualche modo archetipicamente connessi. Nei suoi libri, Campa dipana questa materia filosofica complessa con una prosa avvolgente, una catena, collana o lorica che procede vorrei dire per leitmotiven quasi musicali, resi in un ammirevole italiano, quindi lo stile che l’Autore presceglie non può essere poi riassunto e ristretto in una serie di domande e brevi risposte: sarebbe non solo banalizzante, ma persino irrispettoso. Non posso quindi che terminare suggerendo di leggere “L’Atomismo e la cultura occidentale”, edito da Carocci. Anch’esso, come il precedente “L’Epoca dell’Incertezza”, è un libro che si interroga sul ruolo dell’uomo nel mondo, nel quale i lettori troveranno le domande prime e le domande ultime che si deve porre la coscienza. Non solo la Scienza.
Adan Zzywwurath:
Il suo ultimo libro “L’Atomismo e la Cultura Occidentale”, riprende, e arricchisce, molti temi del suo trattato precedente, L’Epoca dell’Incertezza. Lei argomenta, anche in questo nuovo libro, e ancora con più forza, che il Pensiero Occidentale non entra in una crisi fatale, a causa di questa incertezza, ma anzi trae le conseguenze estreme dalla sua stessa tradizione millenaria, che lei fa coincidere con “l’Epopea dell’Atomismo”: una visione del mondo che soprattutto nel secolo scorso si è rivelata inarrestabile e vincente. Si tratta insomma, ancora una volta, di un libro in “controtendenza”, che liquida qualsiasi teoria apocalittica sulla “decadenza della cultura occidentale”.

Riccardo Campa:
Sì, il mio è un libro in controtendenza. Anche se sono il solo a dirlo e a dimostrarlo, parlare di “Eclisse della Ragione”, o di “Tramonto dell’Occidente” o di crisi della Scienza è un’assurdità.
Adan Zzywwurath:
Anche perché, mi perdoni se concentro così il suo pensiero, gli “Apocalittici” che sostengono la teoria di una “decadenza dell’Occidente” sono particolarmente insensibili per non dire ignoranti nel campo delle materie scientifiche, e si fanno quasi un vanto di “infischiarsene della Fisica”, nonostante le conquiste scientifiche oggi abbiano raggiunto successi mai visti prima, e abbiano mutato la condizione umana come mai prima. Questa “rimozione” delle proprie radici filosoficamente orientate verso una Scienza rigorosa ha poi provocato, anche nella Filosofia, una corrente di “Irrazionalismo” che lei analizza in molte parti del suo libro.
Riccardo Campa:
In realta, l’irrazionalismo è conseguente alla mancata cognizione della Scienza, divulgata dalle ideologie, che offrono il destro alle approssimazioni descrittive con il termine di irrazionalismo. Se l’irrazionalismo avesse uno statuto disquisitivo dovrebbe registrare un corredo di nozioni in grado di tradursi in esperienza, mentre ne designa soltanto l’aspetto disordinato, inconsueto: in una parola, irregolare. Ma è proprio questo attributo che lo consegna alla terminologia razionalmente compensativa di un senso.
Adan Zzywwurath:
Mi scuso adesso, se cercherò di riassumere col suo aiuto alcune, ma solo alcune, delle tesi fondamentali di questo ricchissimo, articolato, profondo libro: “L’Atomismo e la cultura occidentale”, cominciando da quella che lei chiama “L’epopea dell’Atomismo”. Che a quanto pare, non ha una storia lineare, soprattutto quando finisce per coincidere con la Storia vera e propria, quella dei fatti e degli eventi. La sua rilettura è quindi in un certo senso una “riscrittura” della Storia, guidata da un sottile ma anche convincentemente sviluppato, “filo d’Arianna”: perché il Pensiero, affrontando argomenti come questi, sfugga alla vertigine, o alla tentazione, del “Labirinto”.
Riccardo Campa:
L’epopea atomica domina la cultura occidentale, in forma esplicita o in finzioni allusive, dal V secolo a. C. dai primi teorici dell’ordine naturale: il Novecento è stato il secolo che ha portato a compimento il percorso. l’ Epopea dell’Atomismo, che da Leucippo e Democrito – nella Grecia del sesto secolo avanti Cristo – e poi attraverso Lucrezio Caro e la Roma dei Cesari, arriva ai laboratori scientifici europei e extraeuropei. C’è un filo rosso che lega la storia del pensiero attraverso tutti i secoli. Il trionfo della tecnocrazia e della macchina, sostegno fondamentale delle due guerre, celebrata dal Futurismo come fortilizio estetico, e, dopo, il progetto Manhattan, il fungo di Hiroshima e Nagasaki, hanno messo alla prova le propensioni umanitarie della tradizione occidentale. I grandi scienziati del Novecento, però, hanno contraddetto con il loro lavoro gli aspetti del totalitarismo europeo. La loro finalità era il rinnovamento e il riscatto della cultura occidentale, mantenendo intatta l’ambizione di spiegare le cose del mondo con la ragione, quindi con le formule, con la Fisica. Questo “sottotraccia” è rimasto vivo nella nostra cultura, e i tragici eventi di Hiroshima e Nagasaki non hanno potuto distruggerlo. Tutto quello che è avvenuto, in realtà non ha fatto altro che rendere ancora più incessante l’azione della Scienza.

Adan Zzywwurath:
Lei parla, nel libro, di una riproposizione, attraverso la Scienza, del “mito di Prometeo”, un mito di cui però si sono impossessati però anche le Ideologie i totalitarismi…
Riccardo Campa:
Leucippo e Democrito dell’Atene antica, sintonizzata con la mistica dell’Oriente, sono protesi a inventariare le cognizioni esplicative della natura delle cose, elaborate poeticamente
nella Roma dei Cesari da Lucrezio Caro, autore del De rerum natura. La promozione salvifica della congettura energetica si ripropone miticamente con la presa del fuoco da parte di Prometeo, che glorifica l’energia latente nell’universo come parte integrante della vicenda esistenziale dell’umanità. Leucippo e Democrito inventano che c’è una “solvibilità” della Natura. Dalla Grecia antica al “secolo breve”, al Novecento dell’era cristiana, il fuoco, la luce, fanno parte dell’immaginazione degli esseri che ne preconizzano l’interazione compulsiva sulla base della disamina concettuale.
I due filoni della cultura occidentale – l’uno esplicito e fraudolento l’altro finzionico come il fiume Gaudiana – a tratti in superficie e per lunghi percorsi sotterraneo – contendono una sorta di coesione allegorica patrocinando la genesi energetica, quale fonte dell’unità della creazione. Il Novecento è il secolo dell’interazione fra l’epica fraudolenta e la rimozione cautelativa della colpa atavica. La letteratura dell’evasione proclama la decadenza dell’Occidente, generalmente declinata dai paradisi tropicali, nei quali l’energia sembra disperdersi nella sovrabbondanza.
Adan Zzywwurath:
Questo mi pare un altro dei temi dominanti del suo libro: la denuncia del consumismo e delle facili promesse delle Ideologie che attualmente trionfano. Ma anche questa “profezia” del Benessere generalizzato attraverso il consumo di merci, nella sua visione non nasce per caso o da menti liberisticamente esaltate o malvage: è la risposta all’angoscia, alla Paura della guerra atomica che incombe sull’Umanità in un determinato periodo della sua storia. È così?
Riccardo Campa:
L’industria e la tecnica compulsiva dell’oggettistica sacrificano al mito del piacere la soddisfazione commisurata con il dolore provocato nel corso dei millenni dalle conflagrazioni politiche, religiose, comportamentali.
Il benessere diffuso degli anni Sessanta e Settanta ha un valore compensativo rispetto all’inquietudine provocata dalla tribolazione spirituale per una infausta compromissione atomica. In effetti la soddisfazione (fisica) di un bene tecnologicamente modificato è una fantasmatica manifestazione dell’incapacità di sorreggere il consolidamento della struttura atomica nei paesi nei quali il soddisfacimento delle necessità primarie si coniuga con l’apprensione per uno stato d’animo privo di contraddizioni congiunturali. L’insoddisfazione si declina nel benessere improvvidamente commisurato con la preponderanza cognitiva e rappresentativa del potere decisionale. La vertigine della modernità si confronta con
l’instabilità emotiva provocata dal pericolo incombente di un disastro atomico. La turbativa morale dell’approssimazione conoscitiva compendia le aspettative salvifiche propiziate dalla scienza che si gratifica con le aspettative provvidenziali del genere umano. La fruizione dei risultati della scienza si evince dal presagio che le condizioni oggettive palesano nell’instabilità suggestiva e nella precarietà comportamentale.

Adan Zzywwurath:
È questo, riassumendo, il risultato del periodo della cosiddetta “Distensione” tra i blocchi che si fronteggiavano durante la “guerra Fredda”?
Riccardo Campa:
La “distensione” ha assunto, a suo tempo, le caratteristiche profetiche del miglioramento economico a livello universale.
Le dinamiche della “distensione” degli anni Sessanta e Settanta del “secolo breve” emarginano la problematica nucleare come fosse un “residuo bellico” mentre si prefiggono di
condizionare le ingiunzioni profetiche dei retori apocalittici misteriosoficamente connotati.
Il patrocinio salvifico dell’energia nucleare per finalità pacifiche e concordatarie si riverbera nella propensione dei singoli assetti istituzionali a vaticinarne l’efficienza benefica. Le valenze simboliche dell’energia nucleare sono correlate con il processo di modernizzazione, che l’economia transnazionale vaticina come un solvente genetico della nuova conformazione antropologica del mondo.
La sopravvivenza contende al timor primordiale le immedesimazioni prometeiche e divinatorie. Il benessere economico del periodo che intercorre fra la ricostruzione fisica dei paesi
devastati dalla guerra e il cosiddetto miracolo economico (i decenni Sessanta, Settanta del Novecento) interdice la minaccia atomica a pura prova di sovranità speculare alla risolutezza imprenditoriale e dall’aspettativa messianica.
Adan Zzywwurath:
Lei evoca, a un certo punto del libro, le idee di Lenin: anche la visione del mondo dei Comunisti rientra nel Mito prometeico, scaturito dalla scintilla dell’Atomismo?
Riccardo Campa:
L’atomismo e di per sé una forma di governo comunitario giacché gestisce il timor panico e la propensione per la pace sociale con il sortilegio del benessere condiviso fra strati
sociali collegati epigrammaticamente fra loro. La caratteristica ecumenica che l’energia assicura all’inventiva umana la correda di un connotato egalitario e pervasivo. Lenin pensava che la Rivoluzione, per avere successo, dovesse impadronirsi dell’arsenale dei padroni e dei colonialisti: per ciò sosteneva che la rivoluzione sovietica si sarebbe realizzata grazie all’elettricità.

Adan Zzywwurath:
Nel suo libro, c’è una salda posizione teoretica, c’è una rilettura inedita dei fatti della Storia, c’è un richiamo continuo all’Arte, alla Letteratura, e – a mio avviso – anche all’essenza del mondo scandagliato dal Fantastico, ma: c’è anche molta attualità, forse persino imprevedibile, nel momento in cui stava ponendo le basi filosofiche del suo “L’Atomismo e la Cultura Occidentale”. Allora, probabilmente, la “minaccia atomica” sembrava una prospettiva un po’ più lontana nel tempo e riguardava scenari congetturali. Poi all’improvviso, siti web, giornali, analisti di politica e fatti di cronaca militare hanno riportato in primo piano la possibilità di una imminente guerra nucleare. Lei, a un certo punto, indica una via d’uscita, per una pace duratura. Possiamo considerarla una “provocazione”?
Riccardo Campa:
Non è provocazione, è “avventura”: la prospettiva di una ventura filosofica, di pensiero. Ho scritto: “Come Lenin sostiene che la rivoluzione sovietica si realizza con l’elettricità, cosi la contemporaneità si esplicherebbe pacificamente se tutte le regioni del mondo (Europa, Asia, Africa) fossero dotate delle risorse energetiche in grado di corroborare empateticamente i costumi. Se tutte le regioni del mondo si dotassero della energia nucleare, il regno della pace sarebbe sancito scientificamente: una visione di difficile conformazione tenuto conto delle diverse condizioni politiche, economiche e sociali sulle quali fanno affidamento i paesi dotati degli apparati atomici, con i quali interdicono i conflitti tradizionali che paradossalmente promuovono con la compromissione politica perpetuando la convenienza e l’infausta esigibilità”.
L’atomo si riverbera emotivamente nelle ambivalenze della modernità. Il suo potenziale demoniaco propugna la ragionevolezza a salvaguardia del genere umano. Esso inaugura una
stagione esistenziale in grado di affrontare la concupiscenza e la conflittività come due arcaiche postazioni mentali dominate dalla capacità della sopravvivenza. L’atomismo è un modo d’essere della condizione umana che presagisce il diniego del conflitto come un’aspettativa chiliastica. Dall’apprensione risolutiva si dipana l’accortezza con la quale realizzare il nuovo rituale conoscitivo della natura. La contemplazione si ripropone in chiave energetica e propulsiva di nuovi percorsi mentali, che convertono le discrasie del passato in argomentazioni congetturali del presente inveterato negli eoni del tempo.










