TU HAI AMMESSO CHE IL CRIMINE COMMESSO CONTRO IL POPOLO EBRAICO NELL’ULTIMA GUERRA È STATO IL PIÙ GRANDE CRIMINE DELLA STORIA, ED HAI AMMESSO DI AVERVI PARTECIPATO. MA TU HAI DETTO DI NON AVER MAI AGITO PER BASSI MOTIVI, DI NON AVER MAI AVUTO TENDENZE OMICIDE, DI NON AVER MAI ODIATO GLI EBREI, E TUTTAVIA HAI SOSTENUTO CHE NON POTEVI AGIRE ALTRIMENTI E CHE NON TI SENTI COLPEVOLE.
[…] TU HAI ANCHE DETTO CHE LA PARTE DA TE AVUTA NELLA SOLUZIONE FINALE FU CASUALE E CHE, PIÙ O MENO, CHIUNQUE ALTRO AVREBBE POTUTO PRENDERE IL TUO POSTO: SICCHÉ QUASI TUTTI I TEDESCHI SAREBBERO UGUALMENTE COLPEVOLI, POTENZIALMENTE. MA IL SENSO DEL TUO DISCORSO ERA CHE DOVE TUTTI O QUASI TUTTI SONO COLPEVOLI, NESSUNO LO È. QUESTA È IN VERITÀ UN’IDEA MOLTO COMUNE, MA NOI NON SIAMO DISPOSTI AD ACCETTARLA”
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[l’11 aprile 1961 cominciò a Gerusalemme il processo a Adolf Eichman: così Hannah Arendt (ne La banalità del male) riassunse la deposizione del boja nazista]

Hannah Arendt
(Hannover, 14 ottobre 1906 – New York, 4 dicembre 1975)