“I PROFUMI D’ORIENTE ESTENUATI
DI UNO STRANIERO SCOSTUMATO;
L’ODORE SPANTO DELLE ULTIME GOCCE DI CROCO,
DEI POMI CHE MATURANO D’INVERNO AL CHIUSO,
D’UN CAMPO CHE FORMICOLI D’ALBERI IN FIORE;
DELLE SETE DELLA NOSTRA REGINA
USCITE DAGLI ARMADI DEL PALAZZO;
DELL’AMBRA CHE MANO DI VERGINE RISCALDI,
D’UN’ANFORA INFRANTA, ODORATA DI LONTANO
DI NERO FALERNO;
D’UN GIARDINO CHE ATTIRI LE API DI SICILIA;
DEI VASETTI DI COSMO ALABASTRINI
E DEI ROGHI SACRIFICALI;
DELLA GHIRLANDA APPENA CADUTA
DA UNA SPLENDIDA CHIOMA;
MESCOLA TUTTO, AVRAI
LA FRAGRANZA DEI BACI AL MATTINO
DEL MIO RAGAZZINO.”

Valerio Marziale (1° marzo 38 o 41-104): Epigrammi (XI, 8), traduzione di Guido Ceronetti