In una stazione, isolata dal resto del mondo da una bufera di neve che impedisce e blocca ogni forma di comunicazione con l’esterno, si concentra un piccolo universo di passeggeri. Tra loro c’è un ufficiale di polizia che sorveglia un pericoloso criminale, tenendolo saldamente ammanettato, polso contro polso. Ma tra i passeggeri ci sono anche, in incognito, i complici che vogliono farlo evadere.
Il poliziotto viene ucciso, e con lui anche il capostazione, e molto presto si scopre la congiura. In realtà ognuno dei presenti ha avuto a che vedere con la persona arrestata: o come amico, o come nemico. Ogni possibilità di soccorso per chi sta dalla parte della giustizia e della legge viene ostacolata, fino al classico “happy end”, nel quale tutti i vilains vengono arrestati o ammazzati.
In questa trama tutti riconosceranno il “plot” messo in scena da Quentin Tarantino in The Hateful Eight (2015). Però, non è il riassunto di quel film, ma del suo negletto “prototipo”: Mystery Junction, datato 1951.

Dopo aver menzionato Bonanza e Il Virginiano tra le fonti del suo western, Tarantino ha anche ammesso di essersi ispirato a un “intrigo di/o alla Agatha Christie”, mentre scriveva questa sua opera così “teatrale”. Ma non ricordava quale. Invece non saccheggiava i testi della regina indiscussa delle “Detective’s Stories”: al fondo – neanche tanto fondo – delle sue immaginazioni c’era il "whodunit" (giallo) intitolato Mystery Junction, filmino accattivante di serie B inglese, diretto dall’oscuro Michael McCarthy e interpretato da Sydney Tafler, Barbara Murray e Patricia Owens.
Si tratta dunque d’un plagio mai dichiarato, e mai riconosciuto come tale. Probabilmente involontario, ma non per questo meno eclatante. Riteniamo che Michael McCarthy meriti, almeno un tardivo risarcimento "di stima".
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Adan Zzywwurath (Franco Porcarelli) giornalista, produttore, sceneggiatore di film, documentari e fumetti, ha pubblicato 5 libri.
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