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Follie esoteriche del terzo reich: Wiligut e l’Irminismo (scheda di Piero Porcarelli)

L’Esoterismo, fino al secondo dopoguerra, era ignorato come oggetto di studio dalla ricerca accademica. Il nome di Wiligut era pertanto come quello di Carneade di manzoniana memoria.
L’occultista Karl Maria Wiligut forse non sarebbe mai emerso dall’anonimato se non fosse stato oggetto di attenzione da parte di Heinrich Himmler fino a far parte della ristretta cerchia di persone di sua fiducia. Era noto che il Capo delle SS fosse un attento studioso delle scienze occulte. Wiligut divenne il suo maestro e fu integrato nelle Schutzstaffel ascendendo rapidamente al grado di Standartenführer (Colonnello).

Karl Maria Wiligut (1866-1946)

L’attrazione verso l’occulto e l’esoterismo nel partito nazionalsocialista era fortemente sentita e condivisa da molti gerarchi al punto che lo stesso Adolf Hitler ne era sedotto. Il führer nel brevissimo soggiorno nella Parigi appena conquistata, il 23 giugno del 1940 volle a tutti i costi far visita alla casa del celebre occultista Fulcanelli, in Rue de Montmorency, dove incontrò Eugène Conseliet, il discepolo più famoso del maestro e suo biografo. Non si sa nulla circa il colloquio perché fu rigorosamente à huis clos.
Un alone di mistero circonda Fulcanelli di cui non si conosce il vero nome e non sono mai mancate fantasiose ipotesi fino a quella che lo vede come reincarnazione dell’alchimista rinascimentale Nicolas Flamel, lo stesso che cercava la pietra filosofale e l’elisir di vita eterna. Non sapremo mai se trovò l’elisir.

Uno dei cardini della stessa dottrina nazionalsocialista era la necessità di ritorno al passato, a un paganismo germanico, alle radici della cultura della razza ariana. In questo contesto, Wiligut ebbe il suo ruolo, facendo suo l’insegnamento del suo mentore Guido von List circa la predizione del futuro per mezzo delle Rune. Nel 1908 scrisse il suo secondo libro sull’ariosofia nel quale affermava di essere discendente di re e divinità che risalivano al 228.000 a.C. Il libro, che ebbe molto successo in Germania, era praticamente il manifesto dell’Irminismo (termine derivato dall’antico dio Irmin) andava oltre l’ariosofia di Jörg Lanz. Questi pretendeva offrire un argomento religioso e teologico per giustificare la superiorità razziale e spirituale degli europei (cioè ariani=bianchi=tedeschi=germanici in generale) argomento che rappresentava con un forte misticismo e esoterismo. Wiligut presentava l’Irminismo come la religione originale e ancestrale dei tedeschi essendone lui l’erede e il divulgatore: l’Irminismo era la religione che avrebbe unificato e fortificato di nuovo gli ariani.

Il simbolo dell’Irminismo

Karl Maria Wiligut, viennese di nascita, combatté sul fronte dell’Isonzo durante la Prima guerra mondiale. Fu ferito e decorato.
Dal 1919 al 1924 si dedicò completamente allo studio dell’occulto. Le convinzioni di Willigut in quegli anni divennero però afflitte da paranoia: era convinto che la sua famiglia fosse vittima di persecuzione da parte della Chiesa cattolica, della massoneria, degli Ebrei.
Parallelamente alla conoscenza dell’occulto (e alla paranoia) si sviluppò in lui uno stato di forte alterazione mentale accompagnato da furia omicida nei confronti della moglie, che lo denunciò più volte. Fu arrestato nel 1924 e rinchiuso in un manicomio per schizofrenia e megalomanía. Nel frattempo, aveva cambiato più volte le sue generalità: da Wiligut a Weistor, e poi Jarl Vidar, seguito da Lobesam.

Himmler, come molti altri discepoli, seguì le sue vicende con grande interesse ma, strano a dirsi, non era al corrente che il suo maestro era recluso in una clínica per malati di mente. Qualche anno dopo fu rilasciato e si trasferì a Monaco. Riprese i contatti con i suoi discepoli e in poco tempo recuperò la fama che, solo temporaneamente, sembrava lo avesse abbandonato. Wiligut era troppo famoso per essere ignorato. Il reichsführer volle incontrarlo. Fu con il nome di Weistor che nel 1933 Wiligut fu integrato nelle SS per dirigere la sezione Archivio Storico creato all’interno dell’Ufficio Centrale per la Razza e le Colonie (RuSHA).

Wiligut con Himmler (alla sua sinistra)

Nel 1936, con l’accordo di Himmler, viaggiò all’interno della Germania per scoprire i centri dell’Irminismo: vale a dire i villaggi dove era nata la “vera religione ancestrale tedesca”. A suo dire, quei centri abitati erano stati visitati da “Krist”, figura messianica germanica.
Fino a lì, non disturbava le alte gerarchie delle SS. Ma Wiligut affermava pubblicamente, come aveva sostenuto nel suo libro, di essere nella tradizione di una lunga linea di Maestri Mistici che risaliva a tempi preistorici. Affermò di avere i poteri spirituali che gli avevano consentito di tenere contatti con i suoi antenati dei millenni passati. Sosteneva che la Bibbia era stata scritta in tedesco e che la religione cristiana si era appropriata del nome del dio germanico Krist per dare nome a Gesù di Nazareth.

A quel punto Karl Wolff, capo di Stato Maggiore di Himmler, pensò che la figura di Willigut fosse sconveniente per il reichsführer e per lo stesso nazismo. Fu facile indagare e scoprire che l’occultista era stato ristretto per malattie mentali. Himmler ebbe vergogna per averlo fatto crescere al suo fianco in seno alle SS. Wiligut fu messo in pensione il 28 agosto del 1939, alla vigilia dello scoppio della Guerra Mondiale.

Finiva così l’attività dell’uomo che era stato definito “il Rasputin di Himmler” (da The secret King, di Stephen Flowers e Michael Moynahan).
Da pensionato, non fece più danni. Soffrì un ictus non letale nel ’43 e morì tre anni dopo, a guerra finita.
Sulla sua lapide volle far scrivere “ la nostra vita trascorre come le chiacchiere oziose”.

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