I- La Cometa dei Magi (strano plurale per “Mago”) non va identificata con nessuna delle cosiddette “stelle vaganti” (simili agli asteroidi) che ogni pugno di secoli attraversano il nostro sistema solare. Infatti, secondo una certa tradizione, essa fu evocata da Dio e, esaurita la sua missione di guida dei pellegrini d’Oriente, da Dio dismessa seduta stante al suo arrivo. In effetti, come poteva proseguire il suo cammino, senza ingenerare qualche equivoco dannoso? Chiunque, nato lungo il suo percorso, avrebbe potuto fregiarsi del titolo di “Re del Mondo”. E neppure poteva permanere in cielo, perennemente sospesa, o seguire sempre il piccolo Gesù, persino in Egitto. Allora, c’è da chiedersi: che fine ha fatto? Leggiamo negli Ozi Imperiali di Gervasio di Tilbury questa soluzione: che la Cometa finì in un pozzo non distante dalla stalla (o grotta) della Natività (“Sunt qui dicunt, stellam Magorum suo completo ministerio in puteum cecidisse Bethlemicum et illic eam intro videri autumant”). Nessuno, però, a quanto mi risulta, ha mai fatto scavi archeologici per ritrovarla.

II- Nei Vangeli, ma soprattutto nei Vangeli Apocrifi, ogni scheggia di Scrittura dotata di senso è risucchiata, calamitata, riscritta, per rendere più vero e cruciale quanto vi è esposto. Non bastano i testi conosciuti, come le citazioni della Bibbia e dei Profeti, a rendere Gesù Messia e Salvatore. Cristo si invera attraverso i documenti scomparsi, i più mitici, che miracolosamente riappaiono. Nel fantastico Vangelo dell’infanzia Armeno (XI,22-3), i Re Magi portano in dono al bambino divino nientemeno che il “Legato” di Adamo, il patto testamentario che il nostro Padre Protoplasta ebbe dal Padreterno, per consolarlo quando era in lacrime per la morte di Abele, e che poi, spirando, lasciò al figlio Seth. Il testo del Lascito era stato conservato in un plico segreto, mai letto, mai aperto, né divulgato da nessuno. È lì che Dio stesso dice, in un certo punto: “Nell’anno 6000, il sesto giorno (della settimana), io manderò il mio figlio unico, il Figlio dell’Uomo, che ti ristabilirà di nuovo nella tua dignità primitiva. Allora tu, Adamo, unito a Dio nella tua carne resa immortale, potrai, come noi, discernere il bene dal male”.

La Salvezza va a ritroso. Ridà a tutto il suo senso. Rimette ogni cosa al suo posto. Il peccato originale non c’è più e Adamo finalmente attinge quella “conoscenza del bene e del male” che evidentemente i frutti proibiti dell’Albero non sono riusciti a dargli. È così riscritta e spiegata anche la storia di Adamo. Se colti, i frutti non danno la Conoscenza (infatti a prometterla fu il Serpente), ma – ha ragione Iddio – danno la morte. Non subito, certo, prima si debbono purificare i confini dell’Eden. E poi, che sono i 930 anni di vita terrestre di Adamo, di fronte all’Eternità che ha perduto?
[in copertina: Cometa comparsa sulla Germania nel 1401 (da Augsburger Wunderzeichenbuch, edizione del 1552, Folio 65)









